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Il flop del


Il cinema italiano dei giovani non piace nemmeno più ai giovani. O meglio, i giovani non si rivedono più nel cinema che di loro parla. E così le ultime fatiche “adolescenziali” hanno fatto fiasco. Tra Iago e Questo piccolo grande amore non si sa quale sia andato peggio. A nulla è valsa la Baglionimania e “quella sua maglietta fina” non ha fatto miracoli, neanche tra i nostalgici romanticoni di quel periodo. I numeri sono sconfortanti: per Iago, ultima delusione, gli incassi non superano i due milioni di euro e per Qpga si parla di quattro milioni di euro, quando solo la campagna promozionale ne è costata uno e mezzo. Molto di meno hanno registrato Ti stramo, parodia dei film “mocciani” e l’irriverente Albakiara che non sono arrivati nemmeno a un milione di euro.
E pensare che Tre metri sopra il cielo fu un successone e si poteva constatare la riuscita spettatoriale, non solo andando a controllare i risultati del box office, ma facendo un semplice giro per la città e vedere un diffuso “moccismo” su muri imbrattati che sospiravano o urlavano il desiderio di stare Tre metri sopra il cielo con chicchessia. E poi i tormentosi lucchetti dell’amore che dal Tevere sono arrivati anche sulle montagne trentine e sul mare siculo, dopo l’uscita in sala di Ho Voglia di te. Tutto merito di Federico Moccia con la sua trilogia imperfetta che al terzo tentativo, però, ha fatto cilecca. Scusami se ti chiamo amore non ha convinto. E da qui in poi è stato una discesa vertiginosa.

Le ragioni dell’evidente flop di questo “genere” cinematografico sono due. Innanzitutto un film che di gioventù si alimenta deve essere credibile. Quando la realtà viene a mancare anche la credibilità vacilla. E i ragazzi se ne accorgono immediatamente. Perché un conto è fare un film con la mente di un adolescente, un altro è farlo con la mente di un adulto. Il risultato è una visione distorta degli adolescenti, così come li vedono i “grandi”. E si fa presto a sentirsi quasi presi in giro, stereotipati, inquadrati ma non messi a fuoco.
La seconda ragione è un po’ una conseguenza indiretta della prima. Il filone adolescenziale è stato ed è un'operazione di marketing più che un nobile lavoro autoriale. Il mondo degli adolescenti, da sempre, ha fruttato tantissimo. Se si pensa alla musica e alle boyband che hanno spopolato negli anni '80 – '90, i teenagers hanno rappresentato un grande business, consacrando meteore e arricchendo tante case discografiche. Gli adolescenti sono anche instabili. Un giorno li hai in pugno e il giorno dopo ti sfuggono. Così è successo al cinema italiano, che si è scontrato presto con l’inaffidabilità dei ragazzi e con le sue inevitabili conseguenze.
Diciamoci la verità: quel tipo di cinema non è tutta questa genialità. E se i ragazzi italiani non apprezzano è segno che almeno un minimo di neuroni funziona ancora. Se solo si prova ad ascoltare con un po’ di attenzione qualche dialogo dei film qua e là, si ha la sensazione di ingoiare centinaia di Baci Perugina nel giro di poche battute, di assistere a continui cliché fritti e rifritti, di assistere a una realtà parallela. Ed è un’esperienza devastante. Provare per credere.


Claudia Monaco (monaco_claudia@yahoo.it)





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