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Testi: Steve Niles
Disegni: Ben Templesmith
Pubblicato da Magic Press
96 pagine
Da questa graphic novel il film 30 giorni di buio di David Slade (2007)
Su Barrow, in Alaska, dal 10 maggio al 20 agosto, il sole non cala mai, mentre dal 17 novembre al 16 dicembre non sorge. Nei giorni precedenti al 17 novembre un'ondata di criminalità travolge la comunità. In particolare i cellulari vengono sottratti e rinvenuti in una buca nella quale è stato acceso un falò. Lo sceriffo Eben e sua moglie Stella si godono l'ultimo tramonto prima della lunga notte. Nel frattempo, molto più a sud, a New Orleans, una zingara riceve le stampe di strane e-mail scambiate tra misteriosi personaggi coinvolti in un piano che concerne Barrow. Mentre la notte comincia, un bizzarro individuo causa problemi alla taverna locale e viene arrestato. Qualcuno sabota la centrale elettrica e uccide il custode. Poi il piano ha inizio: si sono nascosti per migliaia di anni aspettando la notte per placare la loro sete; ora, dopo aver completamente isolato la città, hanno un mese intero per banchettare. I pochi abitanti che resisteranno all'attacco potranno fare solo una cosa: tentare di sopravvivere, fino al ritorno del sole.
La prima cosa che cattura l'attenzione è il design di Ben Templesmith. Per chi non conoscesse l'artista in questione, stiamo parlando di uno stile basato su un particolarissimo uso della tempera: i colori sono sempre plumbei (le scelte cromatiche ricordano molto lo stile di Lynn Varley in 300) anche nelle poche tavole ambientate durante il giorno. Il pennello è usato con un'apparente incuria. Possiamo distinguere chiaramente i segni lasciati dalle setole e, a prima vista, arriveremmo a dire che Templesmith non sa disegnare. Poi diamo una seconda occhiata: quel pennello “anarchico”, che sembra passato da un parkinsoniano, diventa preciso fino all'ossessione nella rappresentazione dei volti, e una tecnica originalissima (basata sullo stesso pennello tremante e molto pastello bianco) permette di rappresentare le luci di un'auto della polizia in modo quasi fotografico. Conclude il panorama la rappresentazione dei mostri: i vampiri che popolano il fumetto hanno qualcosa di infantile che stride con il linguaggio adulto. I mostri, dall'altro lato, ricordano fin troppo chiaramente certi criminali - se avete presente lo stile dei protagonisti del film Le iene di Tarantino avete un'idea di cosa sto parlando.
A proposito di linguaggio, la narrazione di Niles risente pesantemente dell'influenza di Stephen King, con personaggi apparentemente usciti da una brutta sit-com e pronti a trasformarsi in eroi quando il male irrompe.
Non amando King, non posso promuovere questo stile, ma l'idea è assolutamente geniale. Il classico tema che ti fa dire “È talmente semplice che l'avrei potuto fare anch'io!”. Senza pensare al dato fondamentale: Niles poteva farlo e l'ha fatto. La trama non renderebbe altrettanto senza i disegni di Templesmith.
Un classico del survival horror cartaceo. Numerosi i seguiti.
Antonio Di Siero (antonishko@gmail.com) |