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A History of Violence
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| Cronenberg continua a scavare nei meandri della violenza realista e brutale, quella che si consuma per le strade, scarna e priva di abbellimenti, del tutto contro tendenza con quella estetizzata e ben confezionata dal cinema di oggi. [ .... ] |
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A-A-A-Achille
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| (ri)visti per voi - Ricordo ancora la gratitudine nei confronti di Albanese e Rubini. La balbuzie è un argomento molto serio (vedete ancora più avanti!) e troppo spesso al cinema il balbuziente (per non parlare dell'omosessuale) è una semplice macchietta. So per esperienza personale che curare la balbuzie è un'impresa molto più complicata di quanto mostrato nel film, ma già il fatto di cercare di avvicinarsi agli adolescenti invitandoli a chiedere aiuto (la balbuzea si cura massimo a vent'anni!) è uno sforzo lodevole. Completamente rovinato da UNA SOLA MALEDETTA SCENA!... di Antonio Di Siero [ .... ] |
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Accordi e disaccordi
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| (ri)visti per voi - Emmett Ray è una di quelle persone che gli americani definiscono, con raffinato acronimo, un SOB, son of a bitch, insomma un figlio di puttana. È egocentrico, presuntuoso, meschino, vigliacco, opportunista, contapalle, fieramente ignorante, pappone (ma con le sue prostitute si autodefinisce “manager”) e alcolizzato. E il massimo del divertimento, per lui, è sparare ai ratti nelle discariche o stare a guardare i treni passare. Ma bisogna precisare un dettaglio non da poco: Emmett è semplicemente il più grande chitarrista del mondo... di Emiliano Ceredi [ .... ] |
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ACROSS THE UNIVERSE
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| Julie Taymor (Titus - 1999; Frida - 2002) prende spunto da 33 canzoni dei Beatles e costruire una storia. Già mi devo correggere, perchè "prende spunto" non è sufficiente a rendere l'idea di quello che la regista ha fatto. Le canzoni sono il motore della storia, attorno ad esse vengono costruiti personaggi e sceneggiatura. Lo si capisce da alcune cose, non difficili da individuare. Primo: i nomi dei personaggi. Jude, Lucy, Prudence sono nomi scelti per far cantare, prima o dopo, quella precisa canzone, e rispettivamente: Hey Jude, Lucy in the Sky with Diamonds e Dear Prudence. Così facendo, troppo spesso la musica risulta incastrata a forza all'interno della trama. Secondo: di questo risente la storia... di Giacomo Sacchetti [ .... ] |
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Addio terraferma
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| (ri)visti per voi - Otar Iosseliani, georgiano trapiantato a Parigi, è un regista pochissimo conosciuto in Italia. Ed è un vero peccato. Dopo il cupo Brigand, Iosseliani offre, con questo piccolo gioiello, un esempio di grande cinema. A partire dalla grande capacità di intrecciare le vite dei personaggi che gravitano attorno al protagonista: gli accattoni, il playboy proletario su uno yacht affittato a ore, le belle cameriere, la coppia di africani. La vicenda viene così ad assumere una dimensione corale, sviluppandosi in un gioco di coincidenze, di rimandi: una rete di rapporti spesso governata dalla casualità. Eventi all’apparenza insignificanti si rivelano così detereminanti per fatti successivi... di Emiliano Ceredi [ .... ] |
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Agata e la tempesta
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| (ri)visti per voi - Storie diverse si intrecciano in maniera bizzarra fra Genova e la bassa ravennate. C'è Agata, bella libraia quarantaquattrenne, corteggiata senza posa da Nico, molto più giovane di lei; c'è l’architetto Gustavo, che scopre di non essere il fratello di Agata: è stato adottato, in realtà era nato nella campagna romagnola da una contadina povera. Il suo vero fratello si chiama Romeo, ed è un curioso e corpulento personaggio “aspirante imprenditore”... di Emiliano Ceredi [ .... ] |
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Agorà
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| (ri)visti per voi. Alessandria d’Egitto, verso la fine del quarto secolo dopo Cristo: capitale culturale di un Impero, di una civiltà, crocevia di culture e religioni differenti, ospita la più grande biblioteca dell’antichità. Qui vive e opera Ipazia, geometra, matematica, astronoma e filosofa neoplatonica, figlia di Teone, ultimo rettore del Museion della città egiziana. Testimoni di un mondo che sta scomparendo, travolto da una religione che da perseguitata sta divenendo persecutrice, e che ha conquistato ormai quasi tutti i gangli del potere, dall’Imperatore in giù... di Emiliano Ceredi [ .... ] |
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Ai confini del Paradiso
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| Faith Akin è nato ad Amburgo, ma è turco di seconda generazione. Quasi tutta la sua opera ruota intorno alla patria d’accoglienza e quella d’origine, la Germania e la Turchia. Già nel primo lungometraggio, Kunz und schmerzlos (1997) il soggetto tratta le vite di tre immigrati ad Amburgo, un serbo, un turco e un greco. Il secondo, July (2000) racconta la storia on the road di un professore che attraversa l’Europa dell’Est per ritrovare la sua Istanbul, città alla quale il regista è molto legato, come origine, ma anche, come si nota attraverso tutta la sua produzione, come obiettivo... di Gianni Donvito [ .... ] |
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Akira
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| C'è stata un'epoca che i vecchi babbioni ultra trentenni come il sottoscritto ricorderanno bene: era l'epoca in cui riguardo ai cartoni animati giapponesi si poteva dire tutto. L'importante era che fosse negativo. Non importava che fosse verificato e/o verificabile. Non importava neanche che fosse intrinsecamente negativo, bastava dargli “l'intento” della negatività (capirete cosa intendo tra una riga!). Se dicevi che gli anime (parola esatta per definire i cartoni animati giapponesi che, allora, non è stata MAI utilizzata) erano violenti, razzisti, fatti al computer... di Antonio Di Siero [ .... ] |
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ANCHE LIBERO VA BENE
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Alla sua prima prova da regista Kim Rossi Stuart realizza un’opera che pare rispecchiare totalmente la sua anima di interprete del cinema italiano: Anche libero va bene è un film intenso, con momenti di notevole violenza verbale, ma anche di tenerezza, quella dei gesti quotidiani.
Egli ci ripropone un orizzonte tematico sotterraneamente in continuità con prove quali Senza pelle (A. D’Alatri, ’94), ovvero Le chiavi di casa (G. Amelio, ’04). [ .... ] |
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ANGEL-A
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| Un film fotografico. No, non nel senso dello stile di Antonioni, ma nel senso di immagine pubblicitaria, patinata, con tanto di modella-Vogue di quelle che non siamo abituati a sentir parlare. Non si può dire neanche film estetico, ma prettamente visivo. A differenza di Antonioni o Wenders, qui l’aspetto fotografico del film non è da considerarsi un veicolo per comunicare stati d’animo o immobilità del tempo, ma ha il puro e semplice - ma non meno encomiabile - scopo di togliere il fiato allo spettatore. [ .... ] |
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APNEA
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| Vediamo un uomo che sta annegando; è Paolo, il protagonista, che in quei brevi istanti che lo separano dalla morte, comincia a ricordare. Nei suoi ricordi c’è Franz, suo compagno di scherma, che muore a soli trent’anni per un infarto. Ma questo è quello che si dice. In realtà non è possibile dimostrarlo con certezza, anche perché il corpo dell’amico viene cremato subito dopo la morte. [ .... ] |
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ARRIVEDERCI AMORE, CIAO
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Quando si dice un film che, piaciuto o no, non si dimentica.
Ottimamente costruito, il coraggioso e amarissimo Arrivederci amore, ciao del redivivo Michele Soavi appartiene proprio a questa categoria di pellicole. [ .... ] |
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